MONTECALVO
Repubblicani,Rivoluzionari,Anarchici e Giacobini
Nel secolo dei Lumi
.
Sembra
strano,ma la storia moderna dell’Europa è nata in America e
precisamente il 4 Marzo 1789,allorché Giorgio Washington
fu proclamato 1° Presidente del Stati Uniti d’America,una grande
Repubblica Confederale,nata da una lunga lotta di liberazione dal
più grande e potente stato imperialista del tempo (REGNO
UNITO),che dovette soccombere per la prima volta,nella sua
lunghissima storia.
Gli ideali di Libertà,di Eguaglianza e di Modernità,legati ad un
laicismo,intriso di nuovi ideali fideistici ed etici,tipici di
tutto il 700-Secolo di Luce,portarono alla violenta Rivoluzione
Francese dell’afoso Luglio 1789,che arrestò in un certo senso
il processo di cambiamento della Società Europea,iniziato quasi un
secolo prima.
La guerra civile e le guerre tra nazioni per evitare le guerre
civili,furono la logica e insana conseguenza di una visione
assolutistica del potere,sia da parte dei Regnanti del tempo che
da parte del Popolo,che pensava di esercitare il potere
sostituendosi al defenestrato monarca,e che guidato da cattivi
maestri,rinuncerà gradualmente alla propria
sovranità,identificandosi nel Capo forte e spregiudicato,che in
nome della libertà,attuerà un terrore diffuso(masochismo delle
masse).
La Francia,ancor oggi è uno strano miscuglio di rivoluzione e
statalismo,una grande nazione in continuo instabile
equilibrio,frutto della Rivoluzione del 1789.
Una Repubblica che ha partorito Napoleone,il Maresciallo Petain e
De Gaulle,fino all’attuale Presidente,di Destra,eletto con i voti
della Sinistra.
Poteva Montecalvo,la nostra bella cittadina,non essere
partecipe e protagonista di un secolo così luminoso ?
Certamente no!
Ed è in quest’ottica che si cercherà di raccontare solo alcune
delle tante vicende di una Comunità che ha sempre intuito il nuovo
e che ha saputo mantenere una propria unità pensante e uno spirito
libero profondo.
Montecalvo nel 700
1700-
muore
Papa Innocenzo XII
(Pignatelli)
1710-Nasce
San Pompilio Maria Pirrotti-
Nasce e opera
Padre Samuele Isabella- francescano -predicatore,scrittore
e storico locale ;(In
un prossimo saggino si parlerà di questo straordinario
personaggio,e delle sue opere letterarie)
Vincenzo Ciolla-canonico
di Santa Maria –affina l’arte della scagliola per diventare uno
dei più importanti artisti del tempo;
(Can.Domenico Stiscia)
ritratto del xviii sec-Palazzo Stiscia
Nasce
Domenico Stiscia-canonico
di Santa Maria
Organista,commediografo,letterato e fautore della prima Scuola
Pubblica a Montecalvo e fra le prime del Reame;
Nasce il
Sacro Collegio d’Arcadia,a
cui aderiscono svariati poeti Montecalvesi;
Il
Convento dei Frati Francescani,istituisce
la cattedra di Filosofia e Etica;
Si compiono studi di Alchimia e Astronomia;
Il
15 Agosto 1750,eccezionalmente,nella
Chiesa Collegiata di Santa Maria,vengono letti e recitati
dei componimenti poetici(in volgare e montecalvese)nonché commedie
e canti in onore della SS. Vergine Assunta in cielo;
Proliferano le Congregazioni e vedono la luce alcuni testi
di diritto e di filosofia, e alcune tragedie;
Il secolo,ricco di numerosi altri ingegni e foriero di grandi
rivoluzioni culturali si chiuderà con le vicende della
Repubblica Partenopea del 1799,che vedrà i Montecalvesi in
prima linea,come sempre,quando si è trattato di libertà e
progresso civile..
I Montecalvesi Giacobini
E
La Repubblica Napoletana del 1799
(24 Gennaio-14 Giugno 1799)
Francesco Scandone,nella
sua monumentale opera”Cronache del Giacobinismo Irpino”,e in
riferimento a Montecalvo,ascrive al 1791 la prima notizia
ufficiale dell’esistenza del Giacobinismo a Montecalvo.( Tra i
primissimi e rari del Regno e a pochi mesi dalla Rivoluzione
Francese del 1789):
1791 –D.
GAETANO RENDESI,D. FELICE CACCESE e VINCENZO BOCCHICCHIO,costituiscono
un Club Giacobino.
A metà del 700,nel Reame di Napoli,influenzato dalla cultura
Inglese,sorretta e incrementata dall’Acton,arriva la
MASSONERIA,un modo concreto e moderno di concepire la fede
cristiana,fondata sulla fede vissuta nella fratellanza e nelle
opere di carità.
Divenne di moda farne parte,per quella ritualità e gerarchia
quasi ecclesiale,che consentiva ai laici di perseguire gli ideali
cristiani,scevri dal controllo della Chiesa Ufficiale e senza
dover far voti di ubbidienza.(cfr. Congregazioni)
L’adesione di
numerosi nobili e ricchi borghesi(Principe Carafa,Il
Marchese di Sangro….)e di molti preti,spinse il Papa a
scomunicare la “SETTA”,avendo compreso il pericoloso
attivismo di un movimento che poteva anziché sorreggere,porsi in
concorrenza con gli organismi ufficiali della Chiesa di Roma.
Tra i primi
Sovrani ad assecondare l’anatema del Papa,fu il re di Napoli (Carlo
III),che provvide a perseguitare e di poi a chiudere le
Associazioni dei Liberi Muratori.
La
persecuzione,si sa genera i martiri,e quello che doveva essere uno
sfogo eccentrico e anche ridicolo,di qualche nobile annoiato e di
qualche borghese arricchito,si rivestì di connotati rivoluzionari.
La Massoneria
si trasformò(come sempre accade nel meridione)in Accademia,in
Società Patriottica,in Carboneria(cambiar tutto per non cambiar
niente-cfr.Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa),e quel che doveva
essere un club di snob napoletani,scimmiottanti la nobiltà
inglese,assunse le caratteristiche di un Club di pericolosi
attentatori all’ordine costituito.
Il
1793,rappresenta bene questo salto di qualità,la neonata Società
patriottica,trova in Carlo Laubergh,scolopio come San
Pompilio,il propugnatore della trasformazione della
società,innestata sul tronco della Massoneria,in Club Giacobino.
I clubs,nati a Napoli,proliferarono ed è proprio a Montecalvo che
se ne forma uno dei primi e più importanti.
Un certo Giuseppe Boccassi,in data 15 Giugno 1793 denunzia
l’esistenza di una setta in Montecalvo,dedita alla sedizione e al
dispotismo.
Il 9 Novembre 1793,la Giunta di Stato dispone l’incarcerazione
degli affiliati,tra cui:
Gaetano Rendesi,ufficiale
di dogana,studente in Giurisprudenza;
Felice Caccese,guardiano
di vigne;
Vincenzo Bocchicchio,commesso
di dogana,agli ordini del Rendesi.
Dalla denuncia,che fa nascere la setta nel 1791,si conosce che i
tre arrestati ricoprivano la carica rispettiva di
Presidente,deputato e segretario e che sentendosi nuovi Apostoli
di un nuovo Vangelo,avevano preso i nomi di Apostolo
Pietro,Apostolo Paolo e Barnaba.
Vennero ascritti come volteriani di religione e roussoniani di
politica.
Dagli
incartamenti,che lo Scandone,cita e riporta,vengono fuori fatti e
situazioni,evidentemente surreali,che però segneranno la vita di
queste persone,anche perché la congiura del marzo 1794,costringerà
i poteri reali a esercitare il pugno di ferro nei confronti di un
movimento che stava crescendo e di cui non si conoscevano i
contorni organizzativi e logistici.
Come sempre accade nella storia italica,si sa che solo il
Bocchicchio fu processato,e condannato nel 1798,degli altri 2
non si ha notizia,forse perché deceduti in carcere o costretti
all’esilio.
Il dato straordinario che si
ricava dall’avvenimento è che l’attività del Club di Montecalvo
risultò autonomo dalla congiura del 1794 e che scaturisse
da fattori politici
“…quella popolazione (di Montecalvo) scotesse ogni
subordinazione,e si
lamentasse delle
contribuzioni ai pubblici pesi”
.
Il malcontento per il peso fiscale ,venne considerato pericoloso
strumento di azione politica,fatto che desterà non poche
preoccupazioni alle autorità.
Nasce a Montecalvo,e non poteva essere altrimenti,un movimento
rivoluzionario fondato non solo su questioni filosofiche e di
governo,ma su situazioni concrete e su disagi veri della
popolazione,che cominciò,seppur segretamente, a simpatizzare con i
Giacobini.
In quel
periodo Montecalvo,fu oggetto di attenti controlli sulla fiscalità
e sulla correttezza di tenuta del Catasto onciario,al sol fine di
evitare che alcune situazioni di favore,potessero innescare la
miccia della rivolta popolare.
L’arresto di numerosi borghesi e di alcuni nobili di rango,suscitò
un grosso scalpore nel Regno,i popolani allorché compresero che i
nobili e i ricchi attentavano alla monarchia,in nome della libertà
e dell’eguaglianza,si trovarono frustrati e sbandati,non sapendo
più a chi credere,convinti che spettasse a loro invocare
condizioni di vita migliore e non a chi già ne usufruiva.
Per questi motivi la Rivoluzione borghesizzata,non affascinò il
popolo,che nelle novità vedeva un sempre maggior carico di fatiche
e tribolazioni.
Il popolo
restò realista,legato a quel Re che sebbene facesse ben poco per
la loro condizione miserrima,restava unico baluardo ed unico
riferimento politico,ad una classe borghese arrembante e spavalda
e ad una nobiltà di paese decadente e nostalgica dei privilegi
feudali.
Altri montecalvesi furono arrestati e processati,sebbene residenti
e/o dimoranti in altri Comuni Irpini:
Michele e Salvatore Bozzuti
di Casalbore;
Sebastiano Di
Rubbo.
Ma è a Napoli che accadono i fatti salienti delle vicende
Giacobine ,nella capitale del Regno tra i più importanti e ricchi
d’Europa,dove gli irpini e i Montecalvesi,ancora una
volta,saranno in prima linea,tra i capi e gli organizzatori.
Così scrive lo Scandone citando il Sansone :
“Si sa che,anche prima dell’entrata dei Francesi in Napoli,gli
studenti di Medicina,il 15 Gennaio 1799,armatisi,avevano fatte
delle ronde per la città,uscendo dall’Ospedale degli Incurabili.Tra
essi,come studente,era
il sacerdote
Domenico Stiscia,di
Montecalvo.Il giorno 22,formata una compagnia di più di 30 persone
andarono nel Largo delle Pigne,per far fuoco contro il
popolo…….;essi medicavano i feriti francesi,e davano morte ai
feriti del popolo.Poi contribuirono a far cadere nelle mani dei
nemici il Castel S.Elmo; alla fine,innalzato nel cortile
dell’ospedale l’Albero della Libertà,vi danzarono intorno”.
Presente e partecipe fu il Direttore dell’Ospedale
D.Ferdinando Pennetti,mentre tra i caporioni degli
studenti,furono annoverati il Clerico Michele Lambarelli di
Casalbore
E Luigi Greco di Avellino.
I fatti sono stati riportati così come furono raccontati dalla
storiografia ufficiale borbonica,tesa a dimostrare,naturalmente,la
ignominia della rivoluzione e gli aspetti negativi della stessa.
Resta il fatto ,come recita lo
Scandone,che la partecipazione di massa della intellighenzia e
della nobiltà irpina porterà
“In conclusione,si può dire che
la nobiltà
feudale,pur sapendo a quali peripezie sarebbero andati incontro i
loro privilegi-abbracciò,quasi in massa,il Partito Repubblicano”.
Montecalvo entra,seppur indirettamente,nel governo
provvisorio,grazie alla fede dei suoi giovani e alla presenza dei
suoi nobili (Raffaele Coscia,Duca di Paduli e signore di
Montecalvo e di Grottaminarda- di Tommaso Susanna,ministro
della Guerra ).
A capo della Censura nazionale viene nominato Marcello
Luparelli(a) di Ariano ma originario di Montecalvo.
La fine della repubblica partenopea è legata al mancato
coinvolgimento del popolo ed è ancora lo Scandone,che con sagacia
ne delinea i termini:
“Il popolo,nella sua gran maggioranza,odiava i Francesi per
istinto,come stranieri ed invasori,più che come nemici del re e
della religione.E poi,il favore che le loro teorie godevano presso
i nobili,presso i signori feudali,e i galantuomini in generale,era
da solo sufficiente a suscitare diffidenza e sospetto sulla specie
di-Libertà ed Uguaglianza,ch’essi vantavansi di apportare”.
Il
14 giugno 1799
finisce la Repubblica Partenopea,il Cardinale Fabrizio
Ruffo a capo di un esercito di popolani,ma anche di briganti e
malfattori,entra trionfante in Napoli per restaurare la Monarchia
Borbonica,che da quel momento preda degli Inglesi,dei Briganti e
incapace di riportare la convivenza civile ,attuerà una politica
di diffidente autarchia,anticamera della propria fine dinastica e
dissolutrice del regno.
Ma che cosa è accaduto a Montecalvo in questi pochi mesi di
Repubblica ?
I numerosi fatti sono stati ben narrati e raccolti nel bellissimo
libro di Vittorio Caruso “La repubblica partenopea del
1799…….”che invito a leggere e che ringrazio pubblicamente per la
capacità di sintesi storiografica e per la documentale ricerca
storica,condizioni imprescindibili di una saggistica moderna.
Per questi motivi eviterò di saccheggiare il suo libro,evitando di
citare i fatti narrati e frutto di paziente ricerca,ma voglio
stuzzicare il lettore e l’appassionato di storia, riferendo che
nel suddetto libro vengono riportati gran parte degli atti
giudiziari e degli avvenimenti della Montecalvo Repubblicana,con
dovizia di nomi e famiglie ancor oggi presenti e prosperanti .
Il ritorno del Re e della Monarchia,non fu indolore,anche perché i
traditori erano stati proprio coloro(I nobili)che avrebbero dovuto
avere maggior interesse a conservare lo status quo.
La vendetta perciò si dimostrò più cruenta che mai,per il generale
principio che non si sputa mai nel piatto in cui si mangia,e anche
perché era il popolo che chiedeva vendetta,a vendicarsi dei
soprusi di una classe di comando feudalizzata e bigotta.
Avvenne nel reame di Napoli,l’esatto contrario di quel che avvenne
nella Rivoluzione Francese,qui da noi il Popolo in nome del re
perseguitò i ricchi borghesi e i nobili traditori.
Al Re non gli parve vero tale ottimale situazione
socio-politica,avrebbe preso i classici 2 piccioni con la fava del
popolo,ma anche questa volta non aveva fatto i conti con la
storia,con quel giovane generale corso –Napoleone-che a
capo di un fortissimo esercito,andava sbaragliando le monarchie
europee,portando i semi della libertà della rivoluzione francese.
Il Re
Borbone dovette frenare il popolo,per frenare Napoleone,ma il
gioco diplomatico annientò ancora una volta le sue prerogative e
allorché il Corso divenne Imperatore,si capì che Napoli
stava per ridiventare Francese,e quei tanti giacobini graziati o
in esilio,avvertirono che il vento stava per cambiare direzione e
che toccava a loro riprendere le redini del governo.
Con Murat ,i Repubblicani veraci,pur turandosi il naso,non
disdegnarono la collaborazione,ben sapendo che era il fine ad
interessar loro, non lo mezzo.
Sebbene la Francia avesse fatto di tutto per preservare la vita
dei tanti aderenti alla Repubblica Napoletana,molte furono le
vite stroncate,spesso le migliori e i migliori ingegni.
Si sa che ogni grande ideale comporta un grande sacrificio e fu
per questo che subito dopo la capitolazione repubblicana,centinaia
di intellettuali,di veri nobili,di veri preti e di giovani
liberali,vennero stroncati nell’esistenza ma non negli ideali,che
anzi si rafforzarono e si cementarono nel tessuto della Società
civile.
I
Montecalvesi
non subirono particolari condanne,il paese seppe ritrovare la
propria armonia,e con l’aiuto dei tanti realisti e sanfedisti e la
disponibilità dei notai del tempo,si ebbero attestate
testimonianze di leali sudditi,che mitigarono le responsabilità
dei rivoluzionari.
Fu smorzata sul nascere qualsiasi voglia di vendetta,che si
consumò con alcune denunzie fatte,però, fuori comune,ma
prontamente smentite da una saggia interazione tra la ricca
Borghesia e la potente classe clericale,che contava papali
collegamenti e intrecci familiari degni del miglior ducato
rinascimentale.
Non poteva perdere la vita chi si era limitato a piantare qualche
albero della libertà nel Febbraio del 99( alberi prontamente
estirpati col cambio di governo),né tantomeno chi si era macchiato
di crimini ideologici,senza però far del male a nessuno,né
attentare alla vita di alcuno.
Potevano mai essere condannati i Repubblicani Acquanetta e Lorenzi
?
Un solo Montecalvese rischiò veramente la vita,quel giovane
studente di medicina,nonché prete-Domenico Stiscia-che con
i colleghi Pucci e Grossi,si era reso protagonista
dell’avvenimento-scintilla della Repubblica Napoletana:La presa di
Castel S.Elmo,l’impianto del primo albero della libertà e la
distruzione dei ritratti dei sovrani,in nome della libertà ed
uguaglianza tra gli uomini.
Pucci e Grossi
furono condannati a morte,il prete Domenico Stiscia,Egidio
Damiani e altri,condannati all’esilio vita natural
durante,sotto pena di morte in caso di ritorno.
Particolarità del provvedimento reale del 12 Febbraio 1800,è
la descrizione precisa e particolareggiata di questo Montecalvese
mio antenato, di anni 38,figlio di Alessandro…………che riuscì a
salvar la pelle perché prete e forse per intercessione del Santo
Padre su quel Cardinal Ruffo,arbitro dei destini del regno.
Come ho gia raccontato in un altro mio piccolo saggio,questo
giovane prete troverà rifugio in Francia,ritornando sotto mentite
spoglie solo nel 1805,con Napoleone imperatore e con un
Regno(quello di Napoli) che stava per cambiare dinastia.
Il tempo si sa, è la miglior medicina,e gli indulti reali sempre
più generali e sempre più ampi,agevolarono il ritorno del nostro
concittadino alla vita frenetica e irrequieta a cui era abituato.
Riprese gli
studi di grammatica e drammaturgia,riaprendo la scuola
pubblica,senza tralasciare lo studio dell’organo, di cui ha
lasciato alcune composizioni.
Continuò,soprattutto a propugnare le sue idee,divenne naturalmente
carbonaro e Grande architetto dell’Universo della Grande Loggia
Massonica Montecalvese, che lontana da quell’anticlericalismo ,si
connotò di uno spirito diverso,tant’è che si ascrive a questo
periodo il portale del Palazzo Stiscia,ricco di fregi massonici
,in aperta sfida al potere costituito e forse come segnale di una
visione nuova del mondo,in un sano equilibrio collaborativo tra lo
Stato e la Chiesa.(cfr. Vincenzo Gioberti).
Ritroviamo Don Domenico,protagonista nei moti del ’21,con
quel Morelli e con con quel Generale Pepe,legati
alla storia di questo nostro paesello,per poi rivederlo presente e
operante nel ’49,artefice nella Repubblica Romana,per i cui meriti
?,fu nominato segretario di camera di S.S. Pio IX .
La storia continua e questo umile scritto,nasce dal fatto che la
recente storiografia ufficiale ,a carattere comprensoriale e
provinciale,che si alimenta del compiacimento di una deputazione
ignorante e non delle fonti,rischia di privare definitivamente i
nostri paesi di una serie di innumerevoli testimonianze,che
andrebbero recuperate e trasmesse ai giovani studenti,evitando di
sperperare denaro ed energie per depliants di dubbio gusto e di
patinata inutilità(non vi si accende nemmeno il fuoco),che
attirano un turismo predatorio e sensazionalistico,impedendo così
di costruire e alimentare la diga della nostra millenaria
cultura,unica fonte all’arrembante aridità dell’uomo moderno.
Montecalvo Irpino Ottobre 2005
Dott. Antonio Stiscia
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